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L'evoluzione delle politiche del lavoro in Europa

Il processo di innovazione dei servizi per il lavoro, iniziato negli ultimi decenni nei principali paesi d'Europa, si è caratterizzato per alcuni trend comuni, quali, ad esempio, l'adozione di politiche articolate di offerta di servizi, approcci "preventivi" nei confronti della disoccupazione, tendenza ad una gestione integrata delle misure di politica attiva e passiva (incentivi/sussidi), decentramento e sviluppo dell'autonomia gestionale delle strutture territoriali che erogano i servizi per il lavoro, focalizzazione sull'utente e in questa ottica aumento dei servizi ad essi rivolti, attenzione alla qualità degli stessi. Da sottolineare anche la politica ancora in atto di transizione da "modelli organizzativi pubblici" (attività di collocamento riservata allo Stato) a modelli misti, in cui sono presenti anche Servizi per il lavoro privati. La stessa Unione Europea ha valorizzato l'importanza di una riforma dei servizi per il lavoro individuando nelle politiche per l'occupazione un obiettivo prioritario a livello comunitario. Col Trattato di Amsterdam del 2 Ottobre 1997, nel quale viene inserito un nuovo titolo sull'occupazione, si riconosce che il problema dell'occupazione riguarda l'intera Unione Europea e deve essere preso in considerazione per la formulazione e la realizzazione di tutte le politiche e le azioni comunitarie. Significativo è l'art. 125, in cui si stabilisce che "gli Stati membri e la Comunità si adoperano per sviluppare una strategia coordinata a favore dell'occupazione e in particolare a favore della promozione di una forza lavoro competente, qualificata, adattabile ai mercati del lavoro, in grado di rispondere ai mutamenti economici". Gli orientamenti europei poggiano principalmente sui seguenti quattro pilastri:

  • occupabilità (migliorare la capacità d'inserimento professionale nel mercato del lavoro);
  • imprenditorialità (sviluppare lo spirito e la vocazione imprenditoriale);
  • adattabilità (incoraggiare la capacità di adattamento delle imprese e dei loro lavoratori ai mutamenti strutturali dell'economia);
  • pari opportunità (rafforzare le politiche di uguaglianza delle opportunità per le donne e gli uomini).
  • Altro aspetto particolarmente importante dell'approccio dell'UE è il decentramento delle politiche formative e occupazionali: decentrando, infatti, si riconosce implicitamente una maggiore efficacia allo sviluppo di politiche locali, essendo più contigue e rispondenti alle necessità locali e più facilmente adattabili alle rispettive realtà.

    Tale processo di decentramento implica che i servizi pubblici del collocamento siano considerati i protagonisti principali nell'applicazione della strategia europea sull'occupazione e debbano operare in stretta sinergia con altri attori a livello locale per migliorare l'efficacia del loro intervento, tanto più in una situazione dove le politiche occupazionali devono essere integrate con le altre politiche a livello europeo, nazionale e locale. A questo scopo sono stati stabiliti gli indirizzi generali per uno sviluppo a livello locale di servizi per il lavoro basato sui seguenti assunti:

  • decentramento territoriale, non solo amministrativo, ma anche politico;
  • integrazione delle diverse funzioni (dal collocamento alle politiche attive) nella stessa istituzione;
  • separazione tra momento politico e momento amministrativo, con la costituzione di strutture agenziali autonome;
  • approccio promozionale e fornitura di servizi qualificati ai lavoratori ed alle imprese;
  • coinvolgimento delle Parti Sociali non soltanto nella fase propositiva, ma anche nella gestione di quella operativa.
  • I diversi Stati membri stanno di conseguenza avvicinando i servizi pubblici per il lavoro ad una modello "più europeo", orientato alle comunità locali e in grado di arginare o limitare le crescenti tensioni e gli squilibri del mercato del lavoro.