Formazione professionale e diritto-dovere all'istruzione e alla formazione
Con l'approvazione della riforma degli ordinamenti e dei cicli scolastici, la formazione professionale acquista un diverso ruolo nel panorama del sistema di istruzione del nostro Paese, completando il percorso avviato con la legge 144/1999 che, introducendo l'obbligo formativo, aveva sancito il principio della pari dignità della frequenza della formazione professionale rispetto alla scuola secondaria. Viene infatti istituito il nuovo canale dell'istruzione e formazione professionale, cui i giovani potranno accedere direttamente dopo la terza media. Chi frequenterà questo canale dopo il conseguimento della qualifica potrà proseguire ed ottenere un diploma e successivamente, se lo desidera, accedere all'anno integrativo che gli permetterà di iscriversi all'Università.
La legge 53/2003 ha dunque rovesciato il ruolo assegnato in passato alla formazione iniziale, che era quello di fungere da anello di congiunzione, o da interfaccia tra scuola e mondo del lavoro. Alla formazione professionale iniziale veniva cioè dato il compito di "raccogliere" i ragazzi che uscivano dalla scuola di base, e fornire loro, attraverso uno o più brevi moduli di durata inferiore alle 600 ore, le competenze professionali necessarie per inserirsi nel mondo del lavoro.
Questa visione della formazione professionale ha contrassegnato le politiche statali e regionali della scuola, della formazione professionale e del rapporto tra i due sistemi per tutti gli anni '80 e per buona parte degli anni '90. In modo più o meno deciso quasi tutte le Regioni si erano progressivamente indirizzate verso un modello di formazione professionale fondamentalmente caratterizzato da moduli brevi, miranti a fornire competenze professionali specifiche. Questo modello riguardava anche la formazione iniziale, con un enfasi crescente sui livelli post-diploma, dato che nel frattempo aumentavano i tassi di scolarità a livello secondario.
Tuttavia, specialmente nelle aree del Paese più carenti di opportunità professionali, è emersa la distanza tra la visione teorica del ruolo della formazione e la realtà quotidiana, fatta di ragazzi dotati di scarso bagaglio culturale e di scarse motivazioni allo studio, da dover recuperare e qualificare per un mercato del lavoro che si presentava comunque nebuloso ed incerto. La difficoltà a dare delle risposte sui diversi fronti ha inoltre provocato una perdita d'identità della formazione professionale iniziale, la quale, a sua volta, ha finito talvolta per ripiegarsi su se stessa, e riproporre schemi consolidati piuttosto che cercare programmaticamente un raccordo forte con il mondo del lavoro.
Per modificare radicalmente la concezione della formazione professionale iniziale occorre aspettare fino al 1999, quando la legge 144, riprendendo quanto contenuto nel cosiddetto Accordo di Natale tra Governo e Parti sociali, varò il sistema dell'obbligo formativo. Oltre all'elevamento dell'obbligo fino a 18 anni l'aspetto qualificante della normativa stava nel riconoscimento del percorso effettuato nella formazione professionale non solamente sotto l'aspetto dell'inserimento occupazionale, ma anche sotto l'aspetto dell'acquisizione di competenze che andavano a costituire parte integrante e fondante del bagaglio culturale dei giovani dai 15 ai 18 anni di età, al pari di quelle che si potevano acquisire all'interno del percorso scolastico. La formazione professionale iniziale non era dunque più considerata come un semplice anello di congiunzione tra scuola e lavoro, ma come un percorso alternativo, avente una sua identità sotto l'aspetto formativo ed una dignità equivalente a quella del percorso scolastico. Il corollario di questa nuova concezione della formazione professionale era la proposizione di un'offerta formativa avente un maggiore spessore, di durata almeno biennale, che incorporasse anche l'insegnamento delle competenze di base, seppure mantenendo un approccio molto orientato alla professionalizzazione.
Con la legge 53/2003 è stato compiuto un ulteriore passo avanti: la formazione iniziale è stata portata a tre anni, accentuandone le caratteristiche di alternativa al percorso di istruzione in senso stretto, e potenziando la componente di insegnamento delle competenze di base. Inoltre il titolo di qualifica che verrà rilasciato dalle Regioni avrà, se corrispondente agli standard minimi, validità a livello nazionale e consentirà il proseguimento nel percorso formativo, fino al conseguimento del diploma, ed oltre. Sempre la legge 53/2003 ha ridefinito il concetto di obbligo formativo con quello di diritto-dovere all'istruzione e alla formazione per almeno 12 anni. Il diritto-dovere può essere assolto nel sistema dell'istruzione, nel nuovo canale dell'istruzione e formazione professionale e nell'apprendistato (la Legge Biagi ha indrodotto una tipologia specifica di apprendistato per i giovani che devono assolvere al diritto-dovere).